L'intervento di GVC nei Territori Palestinesi occupati
Il contesto:
Sin dalla creazione e riconoscimento dello stato di Israele in conseguenza della risoluzione n.181 della assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1947, l’area mediorientale è stata segnata da vari conflitti armati tra Israele e gli stati arabi confinanti. Rimane ampiamente irrisolto il conflitto Israelo-Palestinese e la relativa disputa sul controllo del West Bank, striscia di Gaza e di Gerusalemme, e anche su tutti quei territori che sono stati annessi da Israele nel corso degli anni. Il confine stesso tra le due partizioni originariamente definite dalla risoluzione ONU è ancora indefinito, nonostante la costruzione di un muro di separazione unilateralmente decisa e realizzata da Israele a partire dal 2000.
E’ ancora irrisolta la questione dei rifugiati che si sono creati sin dal 1948 e che attualmente ammontano a più di 800.000 solo in West Bank.
Con la firma degli accordi di Oslo nel 1993 (fine della prima Intifada) e nel 1995 viene riconosciuta la legittimità dell’Autorità Palestinese rispetto ad alcune aree in West Bank. Israele contemporaneamente avrebbe ritirato le sue forze militari dalla striscia di Gaza e da alcune zone in West Bank. Il West Bank viene diviso in zone a seconda che siano amministrate dall’autorità israeliana o da quella palestinese. Gli accordi avrebbero dovuto avere un valore transitorio per 5 anni, durante i quali si sarebbero dovuti affrontare e risolvere temi cruciali come la questione di Gerusalemme, i rifugiati Palestinesi e i confini. Questioni ancora aperte. All’indomani della seconda Intifada, la vittoria alle elezioni Palestinesi nel 2006 del movimento di Hamas determina una profonda divisione interna Palestinese. Hamas non riceve il riconoscimento del Quartet (UN, USA, EU and Russia) che anzi minaccia il taglio dei fondi alla Autorità Palestinese. In risposta, Hamas occupa militarmente Gaza. Attualmente Israele regola gli accessi di beni e persone a Gaza sia via terra che via mare. Di fatto Gaza è sotto embargo da 5 anni e questo ha determinato un notevole indebolimento dell’economia locale, soprattutto a scapito delle fasce più deboli.
L’attuale contesto socio-economico è quindi marcato da divisioni e discontinuità territoriali. In particolare, il territorio del West Bank è notevolmente suddiviso e parcellizzato al suo interno, mentre i confini verso i paesi confinanti sono gestiti unicamente da Israele, a parte a sud di Gaza, con l’Egitto. La politica e la strategia della creazione di colonie all’interno del West Bank continua tuttora e a dicembre 2010 si contano 327.000 coloni israeliani saldamente insediati.
La popolazione palestinese residente nelle zone del West Bank è sottoposta a significative limitazioni delle libertà personali come la libertà di movimento che è regolata da centinaia di check points. Negli ultimi anni si è registrato anche un incremento delle demolizioni di case e infrastrutture produttive a scapito delle famiglie palestinesi. La gestione delle risorse naturali, in particolare quella idrica è segnata da ampia iniquità tanto che in media i palestinesi usufruiscono di circa un quarto dell’acqua utilizzata dai cittadini israeliani.
GVC ha iniziato il suo intervento nel paese nel 1990.
La strategia GVC:
GVC si è caratterizzato negli ultimi anni per il suo intervento principalmente nei settori acqua e igiene, e agricoltura. Il focus sulle risorse idriche risponde al grande bisogno di aumentare e ottimizzare la fruibilità di acqua soprattutto per le comunità più svantaggiate. L’approccio utilizzato considera sia l’aspetto quantitativo che qualitativo. Il problema infatti non è solo legato alla quantità di acqua disponibile ma anche alla qualità esistente. Rispetto alla qualità si evidenziano principalmente due aspetti: uno legato alla salinità di molte fonti e l’altro rispetto alla presenza di sostanze tossiche, quest’ultimo aspetto soprattutto per quanto riguarda la Striscia di Gaza.
Il supporto alle attività agricole ha visto il GVC impegnato nel settore della produzione olivicola. Essendo la scarsità d’acqua uno dei maggiori fattori limitanti la produzione agricola, il GVC ha orientato la sua strategia verso azioni che sfruttassero fonti alternative di approvvigionamento idrico per l’agricoltura, come le acque reflue urbane, previo trattamento. Quest’ultimo settore di intervento sembra essere di notevole interesse.
GVC opera in stretto contatto con le autorità locali e si avvale della collaborazione di organizzazioni partner locali. E’ infatti un elemento strategico fondamentale quello di instaurare rapporti di partnership con organizzazioni locali in modo da ottimizzare l’azione svolta dal GVC, anche sul lungo periodo.
Rispetto alle aree geografiche di intervento, la zona di Hebron (sud), della Jordan Valley (nord) e la Striscia di Gaza sono le aree identificate per gli interventi sull’acqua, mentre le attività legate al supporto agricolo e sicurezza alimentare sono nel nord –ovest del paese.
Rimanendo forte la caratterizzazione su questi settori di intervento, la strategia per gli anni a venire prevede di porre maggiore attenzione rispetto ad interventi di medio-lungo periodo che producano cambiamenti sistematici e quindi orientati ad un ottico di sviluppo sostenibile, pur continuando a garantire l’assistenza e il supporto alla fascia di popolazione più vulnerabile tramite interventi di emergenza di breve periodo.
Approfondimento sull'l’intervento di GVC nei territori palestinesi occupati:
Il portale di GVC e FAO sulle risorse idriche nella valle del Giordano:
http://www.gvcfao-database.org/
Il sito di Ewash:
Il Blog di Yoda sulla Palestina:
www.palestinexpress.wordpress.com
I progetti di GVC in Palestina:








